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REGOLARI VS FEMMINIZZATI

In natura la cannabis si riproduce per via sessuata, cioè attraverso l’impollinazione di una pianta di sesso femminile con una di sesso maschile, da questo incrocio nascono i cosiddetti semi regolari.

I semi regolari contengono il corredo cromosomico di entrambi i genitori, perciò i nuovi esemplari che nasceranno dai nuovi semi saranno con molta probabilità il 50% maschi e il 50% femmine.

I semi femminizzati garantiscono il 99% di esemplari di sesso femminile, con piante che presentano caratteristiche molto simili alla madre da cui provengono, quasi come un clone garantiscono una coltivazione uniforme. Sin dagli anni ’90 le seeds bank che producevano semi femminizzati hanno monopolizzato il mercato per via della semplicità con cui possono essere coltivati; ad esempio, il coltivatore non deve più fare attenzione ad eventuali piante maschio che potrebbero impollinare un intero raccolto.

DNA DELLA CANNABIS

Allo stesso modo degli esseri umani, nelle piante di cannabis il sesso è ereditario. La cannabis possiede un corredo cromosomico formato da 10 coppie di cromosomi, una coppia di questi sono chiamati cromosomi sessuali perché determinano il sesso di una pianta. Nelle piante di sesso maschile questa coppia di cromosomi sono chiamati XY mentre in quelle di sesso femminile sono detti XX. Le piante che nascono dall’incrocio tra maschio e femmina ereditano un set di 10 cromosomi, da ogni genitore, tra cui un cromosoma sessuale. Le piante femmina possono trasmettere solo un cromosoma X invece, il polline delle piante maschili può contenere due tipi di cromosomi, X oY. Perciò la probabilità per la progenie di ricevere un cromosoma X o un cromosoma Y è del 50%. Il genetista britannico Reginald Punnet ha ideato un diagramma, detto il quadrato di Punnet, che permette di determinare la manifestazione di alcuni caratteri degli esemplari derivati dall’incrocio di due parentali.

I semi femminizzati funzionano un po’ diversamente da quanto abbiamo appena spiegato, infatti la coppia di cromosomi che ne determinano il sesso è di tipo XX, quindi come è possibile che le piante nate da semi femminizzati non presentino la variante XY tipica della cannabis in natura?

I SEMI FEMMINIZZATI

Per produrre semi femminizzati vengono utilizzate due piante di sesso femminile, una delle due piante viene forzata a produrre fiori di sesso maschile, il polline ottenuto dalle infiorescenze maschili viene utilizzato per impollinare la seconda pianta rimasta di sesso femminile.

Il polline ottenuto da questa forzatura, o inversione del sesso, possiede la coppia di cromosomi sessuali di tipo XX, cioè un patrimonio genetico identico alla pianta da cui è stato prelevato, perciò la progenie derivata da questo tipo di incrocio erediterà cromosomi solo di tipo X da entrambi i genitori. Il risultato sono dei semi che possiedono cromosomi sessuali solo di tipo XX, quindi gli esemplari che nascono da questi semi sono tutte di sesso femminile.

INVERSIONE DEL SESSO

Esistono vari metodi per forzare una pianta di cannabis femmina a produrre fiori maschili da cui ottenere il polline, questo meccanismo è erroneamente chiamato inversione del sesso, ma in realtà è una semplice forzatura a produrre fiori di tipo maschile su una pianta che mantiene sempre lo stesso sesso cioè femminile.

In natura le piante di cannabis di sesso femminile, alla fine del loro ciclo vitale, possono sviluppare dei fiori maschili per autoimpollimarsi, come meccanismo di sopravvivenza, nel tentativo di dare vita a nuove generazioni. Questo metodo è detto “rodelizzazione” della cannabis, è il modo più naturale per ottenere del polline da piante di sesso femminile ma presenta degli inconvenienti, lunghi tempi di attesa, scarse quantità di polline prodotto e inoltre non tutte le piante hanno la tendenza a produrre fiori maschili.

Un metodo naturale ma poco efficace per invertire il sesso di una pianta è di sottoporla ad alcuni tipi di stress; ad esempio interrompendo bruscamente la fase notturna del periodo di fioritura con alcune ore di luce. La mancanza di acqua, il ph instabile, l’assenza di luce o la temperatura sono tutti fattori che generano stress nella pianta e che possono indurla a creare fiori maschili.

La maniera più efficace per invertire il sesso di una pianta è attraverso l’impiego di spray specifici. Le “gibberelline” sono degli ormoni della crescita, il più diffuso per la produzione di semi femminizzati è la gibberellina GA3, le piante vanno polverizzate con una soluzione allo 0,01% in acqua distillata cioè 0,01 grammo in 1 litro d’acqua, per cinque giorni consecutivi prima di indurle in fioritura. Dopo circa due settimane appariranno i primi fiori maschili. Le gibberelline non sono facili da utilizzare, è molto importante applicare il dosaggio giusto altrimenti risultano inefficaci, inoltre provocano un forte allungamento della pianta.

Alcuni produttori di semi utilizzano una soluzione a base di argento colloidale per invertire il sesso di una pianta; l’argento colloidale è facile da reperire, le piante vanno completamente polverizzate a partire da due giorni prima di iniziare la fase di fioritura per circa 10-20 giorni, fino a quando non si saranno formate le sacche contenenti il polline. Le piante vengono sottoposte ad un forte stress, perdendo tanto vigore. L’argento colloidale va applicato puro, con concentrazioni di minimo 20 ppm per risultare efficace.

Anche il nitrato d’argento può essere impiegato per indurre le piante di sesso femminile a produrre fiori maschili. Il nitrato di argento risulta essere più efficace se viene mescolato con il tiosolfato di sodio.

L’unione dei due elementi da vita al tiosolfato di argento, conosciuto nel settore con la sigla STS, l’impiego di una soluzione a base di STS è la maniera più efficace e più producente per ottenere tantissimo polline da una pianta di sesso femminile e future generazioni di semi stabili.

Esaminiamo come creare semi femminizzati impiegando l’STS.

PREPARAZIONE DELL’STS

Preparare in casa una soluzione di tiosolfato di argento è molto semplice e sono sufficienti alcuni strumenti e materiali facilmente reperibili in commercio. Sia il nitrato di argento che il tiosolfato di sodio si possono comprare sul web oppure presso alcune farmacie, entrambe le sostanze sono abbastanza economiche. Ecco una lista del materiale necessario:

  • nitrato di argento
  • tiosolfato di sodio
  • 2 litri acqua distillata
  • 2 becher da 500 ml
  • 1 becher da 1 litro
  • bacchette per mescolare
  • guanti in latex
  • mascherina
  • occhiali di protezione
  • siringa dosatore
  • bilancino di precisione

Innanzitutto bisogna preparare due soluzioni acquose, una a base di nitrato di argento e un’altra a base di tiosolfato di sodio, vediamo passo per passo:

  • riempire completamente con acqua distillata uno dei due becher da 500 millilitri
  • con il bilancino, pesare 0,5 grammi di nitrato d’argento
  • versare il nitrato di argento nel becher contenente l’acqua distillata
  • mescolare con la bacchetta per circa 30 secondi
  • la soluzione di nitrato di argento è pronta
  • riempire il secondo becher da 500 millilitri completamente con acqua distillata
  • pesare con il bilancino di precisione 2,5 grammi di tiosolfato di sodio
  • versare il tiosolfato di sodio nel secondo becher da 500 millilitri
  • mescolare con una bacchetta pulita per circa 60 secondi
  • la soluzione di tiosolfato di sodio è pronta per l’uso
  • Le due soluzioni acquose appena ottenute vanno miscelate insieme per creare il tiosolfato di argento:
  • versare nel becher da 1 litro la soluzione di tiosolfato di sodio
  • successivamente versare molto lentamente nello stesso becher da 1 litro la soluzione di nitrato di argento
  • mescolare le due soluzione per circa 1 minuto

Con pochi piccoli passaggi abbiamo ottenuto la nostra soluzione di tiosolfato di argento. Prima di essere utilizzato l’STS va diluito con acqua distillata nel rapporto di 1:9 ad esempio 100 millilitri di STS con 900 millilitri di acqua distillata.

Questa ricetta per la preparazione del tiosolfato di argento può essere soggetta a variazioni, iniziare a provare con le dosi consigliate in questo articolo e in base alle vostre esigenze apportate le modifiche necessarie. Ogni varietà di cannabis risponde in maniera differente

LA SCELTA DEI GENITORI

Per produrre semi femminizzati sono necessari almeno due cloni, entrambi di sesso femminile, possono essere due cloni della stessa varietà oppure due strain differenti per creare nuovi ibridi. Utilizzare cloni della stessa varietà non è molto consigliato: potrebbero manifestarsi delle instabilità nelle future generazioni, vale la stessa regola degli esseri umani.

Dei genitori degni di essere impiegati rimangono stabili anche se sono sottoposti a forti stress ambientali. Parentali che hanno la tendenza a produrre dei fiori maschili, o con tratti di ermafroditismo, trasmetteranno queste caratteristiche alle future generazioni. Prima di utilizzare dei genitori, sottoporli a forti stress ambientali per verificare la loro stabilità.

COME FARE I SEMI FEMMINIZZATI

Una volta che ci siamo procurati i due genitori, possiamo procedere con i lavori. Per semplificare la dimostrazione prendiamo come esempio un clone di Super Lemon Haze e un clone di Cherry Marmelade, entrambi di sesso femminile:

  • preparare 1 litro di soluzione a base di STS, nel rapporto di 1:9
  • polverizzare completamente il clone di Cannabis con la soluzione di STS
  • indurre in fioritura il clone di Cannabis, ad un regime di 12 ore di luce e 12 di buio
  • dopo circa due settimane il clone di Cannabis inizia a sviluppare dei fiori di sesso maschile
  • quando appaiono le prime formazioni maschili, indurre in fioritura anche il secondo clone di Cannabis
  • i fiori maschili, dopo circa due settimane dalla loro nascita, inizieranno ad aprirsi rilasciando il polline desiderato
  • prelevare il polline inserendo un ramo fiorito in un sacchetto di carta
  • il secondo clone di cannabis tra la seconda e la terza settimana dovrebbe aver già sviluppato abbastanza infiorescenze femminili, pronte per essere impollinate
  • con un pennello spolverare il polline del primo clone sulle infiorescenze del secondo clone
  • eliminare il primo clone
  • dopo circa 6 settimane dall’impollinazione, il secondo clone di Cannabis dovrebbe essere pronta per essere raccolta, con le infiorescenze piene di semi maturi
  • tagliare la pianta ed essiccarla in un luogo buio e asciutto per almeno due settimane
  • sminuzzare i fiori con le mani in piccole parti e raccogliere i semi all’interno
  • ripulire i semi dal sottile strato che li riveste con l’ausilio di un setaccio a maglie larghe
  • i semi vanno essiccati per circa due settimane in luogo asciutto e successivamente conservati in frigo per almeno due mesi prima di farli di germinare per testare il proprio lavoro

SICUREZZA

Le piante trattate con STS non devono essere consumate ma eliminate immediatamente dopo averne raccolto il polline. È importante utilizzare guanti, mascherina e occhiali di protezione durante la preparazione e l’impiego del tiosolfato di argento.

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