• 1
  • 0

È il CBD la molecola magica della cannabis o semplicemente una boccata di fumo che svanisce nel nulla in pochi secondi? Nell’attuale mercato della cannabis c’è una chiara tendenza verso i prodotti di CBD, ma altrettanto comuni sono le testimonianze di utenti che affermano di aver speso quantità non indifferenti di soldi, diciamo, in un olio di CBD di elevata qualità dal quale si aspettavano effetti terapeutici immediati, solo per scoprire dopo qualche ora che in realtà non sentono niente. Sorge quindi una domanda: come possiamo massimizzare gli effetti che esplica questo cannabinoide sull’organismo?

Attribuire al CBD l’insieme dei benefici medicinali della cannabis è un approccio piuttosto semplicistico, specie se si considera che il vero protagonista non è il cannabidiolo ma l’effetto entourage, un fenomeno attraverso il quale tutti i composti della cannabis entrano in sinergia, provocando, grazie all’azione congiunta di THC, CBD, terpeni e altri cannabinoidi, effetti che si ottengono solo quando viene consumata la pianta intera.

Gli studi hanno dimostrato che il CBD isolato ha un effetto positivo sull’infiammazione, sul dolore, sull’ansia, sulla psicosi e sugli spasmi, tra gli altri disturbi, ma bisogna comunque tenere conto del fatto che, nella maggior parte dei casi, questi non vengono trattati solo con CBD. In realtà, spesso si rende necessaria anche una minima dose di THC, composto fitoterapeutico dall’efficacia provata per molte delle suddette patologie.

L’unica differenza tra CBD e THC è che il primo agisce su ricettori diversi rispetto al secondo, provocando un effetto non psicoattivo che si allontana completamente dal classico “sballo” da THC. Ma piuttosto che un cannabinoide o l’altro, a determinare il tipo di effetto delle diverse varietà di cannabis è in realtà il rapporto tra i due composti. Valga il seguente esempio: le varietà con identiche quantità di THC e di CBD (rapporto 1:1) sono spesso più efficaci come analgesico rispetto alle varietà con più CBD che THC (rapporto 1:2 o 1:3).

Questo esempio dimostra che gli effetti terapeutici del CBD possono essere effettivamente massimizzati. Ma non è l’unico. Eccone altri otto:

1- Il metodo di somministrazione importa

Il metodo di somministrazione assume particolare rilevanza quando la via scelta è quella orale. In questo caso, è fondamentale trattenere l’olio sotto la lingua per almeno 30 secondi prima di deglutire in modo da dare ai recettori cannabinoidi, alle ghiandole salivali e ai capillari che si trovano nella zona sottolinguale il tempo necessario per assorbire il CBD ed indirizzarlo verso il flusso sanguigno.

Molti utenti pensano basti versare il contenuto di una fiala di CBD in bocca e deglutire direttamente per ottenerne gli effetti, ma così facendo si rischia che l’olio scivoli dall’esofago verso l’intestino e da lì passi al fegato, dove viene processato per essere finalmente escreto con l’urina.

2- Meglio i prodotti ad ampio spettro che il CBD isolato

Questa è una delle considerazioni più importanti se lo scopo è quello di massimizzare gli effetti del CBD. La stragrande maggioranza degli esperti concorda infatti che le tinture ad ampio spettro sono significativamente più efficaci rispetto ai concentrati puri di CBD isolato. Cosa si intende per “olio di CBD ad ampio spettro”? Semplicemente un olio che contiene tutti i composti attivi della cannabis anziché solo CBD isolato.

3- Una minima quantità di THC serve sempre

Il THC ha spesso una cattiva reputazione in quanto composto al quale vengono attribuite le proprietà psicoattive della cannabis, ma nella realtà delle cose questo cannabinoide svolge un ruolo fondamentale in tutti gli aspetti che concernono le terapie a base di cannabis. Per quanto se ne sa, il THC potenzia l’insieme degli effetti del CBD, che a sua volta modifica l’azione del THC riducendone gli effetti collaterali più sgradevoli, tra cui ansia e paranoia.

4- Contano anche i terpeni

Anche i composti vegetali non cannabinoidi quali i terpeni hanno la capacità di inibire gli effetti psicoattivi della cannabis, aumentando così il valore terapeutico del THC. Una sinergia fitocannabinoidi/terpeni che rafforza il potenziale medicinale degli estratti a base di cannabis.

Tra le altre funzioni, i terpeni agiscono sui recettori e sui neurotrasmettitori cannabinoidi, si sciolgono nei lipidi, fungono da inibitori dell’assorbimento della serotonina (in modo simile agli antidepressivi quali il Prozac) e aumentano l’attività della noradrenalina (in modo simile agli antidepressivi quali l’Elavil) e della dopamina. Tuttavia, bisogna approfondire la ricerca specifica su questa sinergia in modo da poter avere un’idea più definita sulle potenzialità che offre.

5- Non tutti i prodotti di CBD sono uguali

Gli utenti devono essere consapevoli che il CBD proveniente dalla canapa non possiede le stesse proprietà medicinali del CBD proveniente dalla cannabis. Anzi, il prodotto è decisamente inferiore.

Tuttavia, a causa del proibizionismo, la maggior parte degli oli di CBD legalmente disponibili sono a base di canapa e contengono meno dello 0,03% di THC. Per questo motivo, se si ha l’impressione che il proprio olio di canapa ricco di CBD non faccia alcun effetto, può valere la pena provare con un prodotto a base di cannabis contenente livelli più elevati di THC.

6- Ricorda: il CBD è liposolubile

È importante capire che il CBD è un composto che si scioglie nei grassi anziché nell’acqua. Il problema è che durante milioni di anni di evoluzione, le cellule umane sono state “programmate” per digerire principalmente sostanze a base di acqua, in modo che, quando vengono assunte sostanze a base di grassi quale il CBD, queste fanno più fatica a liberarne i benefici chimici e nutrizionali. Per questo motivo, è fondamentale dare all’organismo il tempo necessario ad assorbire correttamente il composto.

7- Prova i liposomi di CBD

Pur trattandosi di un concetto relativamente recente, alcune aziende hanno già messo a disposizione dei propri clienti un prodotto chiamato “liposomi di CBD” che migliora la biodisponibilità molecolare di questo cannabinoide. In realtà, i liposomi vengono utilizzati nell’ambito della medicina da secoli, e non sono altro che piccole pillole o vescicole di grasso che incapsulano i farmaci liposolubili per agevolarne l’assorbimento nell’intestino.

8- Binomio CBD e melatonina

Questo ultimo punto è particolarmente rivolto alle persone che cercano nel CBD un alleato per combattere l’insonnia o altri problemi del sonno. La melatonina è un ormone naturale secreto dalla ghiandola pineale che, tra le altre funzioni, aiuta a regolare il ciclo sonno-veglia. Questo ha portato diverse aziende importanti del settore a combinare CBD e melatonina nei loro prodotti a base di cannabidiolo, per esempio negli sciroppi, e potrebbe servire come spunto di ispirazione anche per gli utenti che si rivolgono al CBD per migliorare il proprio riposo ma non ottengono gli effetti sperati.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Seleziona Lingua »